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FAQ
(di Boris Behncke, traduzione di Andrea Fiore)

01. Quando l'Etna erutterà di nuovo?
02. Possono essere previste le eruzioni laterali?
03. Le colate laviche possono essere deviate?
04. Quante persone sono state uccise dall'Etna?
05. E' sicuro andare nelle zone sommitali?
06. L'etna è uno stratovolcano o un vulcano a scudo?
07.A che tipo di ambiente tettonico appartiene l'Etna?
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8.Ci sono rischi che la parte sommitale dell'Etna possa esplodere, come il monte Sant'Elena?
09.I miei parenti che vivono vicino l'Etna sono in pericolo?

1. Quando l'Etna erutterà di nuovo? Top

Questa è una delle domande a cui è più difficile rispondere. L'Etna è perlopiù sempre in eruzione, ma per periodi di tempo lunghi tale attività resta confinata ai crateri sommitali e alle fratture.Se però con eruzione intendiamo l'apertura di nuove bocche ed emissioni di lava sui fianchi del vulcano, la risposta è: nessuno lo sa con certezza.

Sfortunatamente, infatti, i vulcano non si comportano sempre allo stesso modo nè hanno eruzioni con frequenza regloare. Spezzo, anzi, cambiano il loro comportamento in certi periodi (per esempio il Vesuvio è stato caratterizzato da continue eruzioni fino al 1944, ma da allora non è più stato attivo). Sull'Etna dal 1971 al 1993 ci furono 13 eruzioni laterali, con una media di una eruzione ogni anno e mezzo circa, mentre dal 1993 al 2000 l'Etna non ha eruttato lateralmente.

Solitamente le eruzioni laterali sono precedute da attività dei crateri sommitali; in alcuini casi si sono verificati dei cicli di attività sommitali seguite da eruzioni laterali (ad esempio tra il 1988 e il 1989). Quando i crateri sommitali ripresero la loro attività nel 1995, si pensò che stesse cominciando un nuovo ciclo e che un'eruzione laterale si sarebbe verificata entro pochi mesi. Invece stavolta l'eruzione sommitale durò 6 anni, senza che si verificasse alcuna eruzione laterale.

Il periodo di otto anni tra le ultime eruzioni laterali (1993-2001) è l'intervallo più lungo senza eruzioni laterali dal 1971. Ciò non significa che il vulcano in quel periodo era meno attivo o che il magma era insufficiente. Il vulcano ha emesso, recuperandolo, più del doppio del magma emesso tra il 91 e il 93.

Intense attività sismiche nelle varie zone dell'Etna hanno mostrato movimenti del magma in profondità ed in qualche caso abbastanza vicini alla superficie. L'Etna si stava ricaricando di magma, ma il suo sistema interno era (fino al Luglio 2001) più stabile che negli anni dal 1971 al 1993. Dopo l'eruzione dell'estate 2001 chiunque si è chiesto quanto tempo sarebbe trascorso prima della prossima eruzione laterale.

Ci sono diverse possibilità su come l'Etna si potrebbe comportare nel prossimo futuro:

1) un altro lungo periodo di attività sommitale;
2) una nuova eruzione potrebbe nascere da qualche parte sui fianchi del vulcano;
3) l'attività potrebbe terminare completamente.

Ovviamente la terza possibilità è la più improbabile a meno di profondi cambiamenti nel sistema magmatico, sebbene potrebbe esserci una breve interruzione dell'attività sommitale.

La seconda possibilità capiterà inevitabilmente prima o poi e potrebbe avvenire molto prima di otto anni. Prima di essa vi saranno sicuramente episodi parossistici o stromboliani nella zona sommitale. E, a dimostrazione di ciò, vi sono già stati alcuni episodi sommitali.

Dunque sappiamo che una eruzione laterale accadrà in futuro, ma al momento non si possono prevedere nè il luogo, nè il tempo, nè il tipo dell'eruzione. In ogni caso alcune ipotesi possono essere fatte sulla base delle ossservazioni passate e recenti.

I due principali sistemi di fratture sui fianchi di nordest e di sud-sudest sono più quelli dove è più probabile un'eruzione: 18 delle 23 eruzioni laterali del 20° secolo, come quella del 2001, sono state in queste aree.

Prima e durante l'eruzione del 2001 un esteso sistema di fratture si è sviluppato dal fianco nordest a quello suddove tutte le crepe sono diventate attive durante l'eruzione. Potrebbe accadere che questo sistema di fratture rimanga instabile e costituisca una via più facile per la risalita del magma, e così la prossima eruzione laterale potrebbe interessare più settori del vulcano.

Il potenziale distruttivo di un'eruzione laterale è dovuto a tre fattori:

1) il luogo della bocca eruttiva (il lato del vulcano e la sua quota)
2) il grado dell'eruzione
3) in minore misura, la durata dell'eruzione

Se per esempio un'eruzione avvenisse nell'area di Monte Palestra sul fianco occidentale del vulcano, dove si è concentrata la maggiore sismicità degli ultimi tempi, la colata lavica distruggerebbe il bosco circostante e interromperebbe qualche strada; nella peggiore delle ipotesi potrebbe distruggere i due rifugi del parco.

Solo se la quantità di magma emesso fosse molto grande la lava potrebbe percorrere una grande distanza e raggiungere qualche centro abitato nelle vicinanze come Adrano o Bronte che distano 10 km dal monte e che sono distanti tra loro.

D'altro canto un'eruzione con elevate emissioni di magma sui fianchi sud o sudest potrebbero casuare grandissimi distruzioni nelle aree circostanti a causa dell'elevata densità di popolazione. In quel caso molto dipemnderebbe dalla durata dell'eruzione: se la colata del 1669 (che si originò a 800 metri di quota, vicino a Nicolosi) fosse durata solo un mese, la sua lava non avrebbe raggiunto Catania. Invece, terminò 4 mesi dopo e la lava raggiunse più volte la città (sebbene Catania non fu mai completamente distrutta da essa).

2. Possono essere previste le eruzioni laterali? Top

Nel lungo periodo, tutto ciò che possiamo dire è ciò che è stato detto nella risposta precedente. Nel breve periodo, invece, può essere fatta una previsione di un'imminente eruzione, principalmente attraverso il monitoraggio sismico e le deformazioni del terreno. Un'intrusione del magma nei fianchi del vulcano viene rilevata dal sistema di rilevamento sismico e geodetico. Infatti tutte le eruzioni laterali dal 1981 sono state precedute da due giorni di intensa sismicità che possono costituire un segnale precursore. Durante leruzione dell'81, i vulcanologi dell'Istituto Internazionale di Vulcanologia (IIV) hanno sorvolato in elicottero il fianco nord dell'Etna nel momento in cui la prima fessura eruttiva si aprì, proprio dove era stato registrato l'aumento della sismicità. I sismologi dell'IIV possono predire un'imminente eruzione e talvolta anche il punto esatto dove si verificherà, ma non più di due giorni prima.

Uno dei maggiori problemi dei sismologi è decifrare se i segnali di una possibile eruzione saranno accomagnati realmente da una eruzione o no (non solo nel caso dellEtna). Sull'Etna, per esempio, nel 1989 e tra la fine del 1997 e gli inizi del 1998 si registrarono chiari segnali che il magma si stesse introducendo sotto i fianchi del vulcano, ma in entrambi i casi non vi fu alcuna eruzione nelle zone dove si registrarono tali segnali (sul fianco sud nel 1989, con un'eruzione sul fianco nord; sul fianco ovest nel dicembre 1997 e nel gennaio 1998). Comunque la successiva eruzione dopo l'evento intrusivo del 1989 (1991-3) fu accompagnata dalla formazione di fartture adiacenti al sistema di fratture del 1989.

3. Le colate laviche possono essere deviate? Top

Se le circostanze sono favorevoli (quota alta della bocca eruttiva, bassi tassi di emissione,m tempo sufficiente per portare il materiale necessario alla preparazione) una deviazione della colata può essere realizzata. Ci sono vari limitazioni a questa possibilità, come risulterà evidente dall'esame che segue su tentativi. documentati storicamente, di deviare le colate.

I tentativi di cambiare la direzione del corso delle colate originate dalle eruzioni laterali hanno una certa tradizione. Il primo documento storico di un tentativo di deviazione per allontanare la colata da zone abitate risale all'eruzione dell 1669, in cui la lava avanzava minacciosamente verso Catania. Un gruppo di uomini catanesi distrussero le pareti di un canalone lungo il quale scorreva la lava che alimentava il fronte che minacciava Catania. Tale manovra, che parve inizialmente aver raggiunto il successo, ebbe l'effetto di deviare la lava verso un'altra città (Paternò), i cui abitanti chiesero al gruppo catanese di chiudere la breccia creata. Il risultato fu che la lava, chiusa la breccia, ricominciò ad avanzare verso Catania, causando danni significativi. Un altro intervento meno conosciuto per rallentare la lava fu quello di costruire delle barriere nelle principali strade della città, che ebbero il risultato di rallentare l'avanzata della colata e salvarono il centro della città dalla distruzione.

Il primo tentativo di deviare la lava nel 1669 portò alla creazione di una particolare legislazione che vietava la deviazione delle colate laviche, legge che riamse in vigore sino al 1983. Nel maggio di quell'anno infatti, una colata lavica proveniente da una fessura del fianco sud alla quota di 2300 m avanzava lentamente verso Belpasso e Nicolosi (sebbene fosse ancora a diversi km di distanza da entrambi), avendo già distrutto parte della sciovia, diversi ristoranti ed attrezzature turistiche, case isolate (molte delle quali abusive), campi arati e foreste, nonchè alcuni tratti della strada che da Nicolosi portava al Rifugio Sapienza (alla quota di 1900 m). Vi fu una controversia circa il pericolo che correvano le due città, ma ad ogni modo fu deciso di deviare la lava distruggendo le pareti del canale di alimentazione principale con gli esplosivi. Questa operazione fu tentata il 14 Maggio ed ottenne un discreto successo; i problemi tecnici durante la preparazione dell'intervento non consentirono la completa distruzione delle pareti del canale e solo una piccola frazione del flusso deviò per qualche tempo verso il canale artificiale.

Durante la stessa eruzione, fu sperimentata un'altra misura per proteggere i principali edifici che erano minacciati dalla colata lavica (il rifugio Sapienza, l'Osservatorio Astronomico e il Grande Albergo dell'Etna), che consisteva nella costruzione di terrapieni paralleli ai margini della colata, onde prevenire che l'allargamento laterale della lava distruggesse queste strutture e così fu.

Nove anni più tardi, una colata lavica da una crepa in alto sulla parete sudovest della Valle del Boveavanzò gradualmente verso Zafferana (sul fianco sudest) e una nuova serie di misure protettive furono introdotte per arrestare la lava o quantomeno per ridurre la sua velocità. La prima misura fu la costruzione di un grande terrapieno perpendicolare alla direzione della colata alla fine della Val Calanna, la parte più a sud della Valle del Bove. Come disse esplicitamente Braberi, questa barriera non era costruita per arrestare la colata ma per rallentarla temporaneamente, per prendere tempo, così da consentire che venissero preparate altre misure protettive o che l'eruzione finisse. Il bacino dietro la barriera fu gradulamente riempito di lava che, infine, zampillò oltre la cresta della barriera e puntò verso la successiva valle che puntava verso Zafferana. Una serie di barriere più piccole, erette a quote più basse nella valle (ancora perpendicolari alla direzione della lava), furono travolte dalla lava, che distrusse frutteti e alcune piccole case.

In un'atmosfera carica di polemiche, fu deciso di interrompere il flusso lavico ostruendo il tunnel che si era formato nmella parte più alta del campo lavico. Per far questo, furono lanciati blocchi di cemento dagli elicotteri dell'esercito degli Stati Uniti dentro uno spiraglio del tunnel lavico. L'operazione finale (il 27 Maggio 1992) consistette nella distruzione delle pareti del tunnel lavico come nel 1983, ma con l'esperienza della lezione imparata anni addietro. Infatti l'operazione portò alla deviazione della maggir parte della colata; durante i successivi 10 mesi di eruzione, la colata non superò mai la parte centrale del campo lavico.

Sebbene questa operazione ebbe successo dal punto di vista tecnico, fu grande motivo di dibattito, sebbene la paura per Zafferana fu grande, come dimostrarono i sostenitorì dell'intervento, e sebbene l'alimentazione della lava non diminuirono nel periodo consecutivo all'operazione. Ad ogni modo, il successo dell'operazione portò ad un cambiamento della visione della gente che vive sui fianchi del vulcano. Infatti in interviste recenti agli abitanti di Nicolosi e Zafferana, quando viene chiesto se hanno paura di future eruzioni, la risposta più comune è che non bisogna temere un'eruzione perchè può essere deviata. Purtroppo, la prospettiva non è così semplice.

Nelle eruzioni come quella del 1983 e quella del 1991-3, caratterizzate da basse emissioni eruttive e bocche a quote di 2000 m di altitudine, vi erano buone possibilità che la lava impiegasse un certo tempo prima di raggiungere aree abitate, poichè con basse emissioni la lava tende a sovrapporsi e ad ampliare il fronte lavico, invece che formare un unico grande canale che si estende sempre più verso valle. Una deviazione è possibile dove vi sono possibili percorsi artificiali che non sono occupati da aree e strutture importanti. Se d'altro canto un'eruzione avvenisse nella parte più bassa del fianco sudest dell'Etna, anche se fosse scarsamente alimentata, il problema principale sarebbe la mancanza di zone disabitate verso cui deviare la lava.

Il problema sarebbe ancora più grave nel caso di un'eruzione ben alimentata, anche se la bocca eruttiva fosse a quote elevate. L'eruzione del marzo 1981 ne è un drammatico esempio: in quell'occasione, un sistema di fessure eruttive si propagò rapidamente verso valle sul fianco nord-nordovest, alimentando voluminose colate laviche che avanzarono molto rapidamente verso la zona di Randazzo e il piccolo paese di Montelaguardia, più ad est. Fortunatamente, la fase principale dell'eruzione terminò in meno di due giorni e la colata principale evitò di poco Randazzo e Montelaguardia, passando in mezzo alle due città. Comunque, durante l'avanzata della colata numerosi edifici isolati furono distrutti e furono interrotte le strade principali, le linee ferroviarie e la corrente elettrica a Randazzo. Nel caso dell'eruzione del 1981 non c'erano possibilità di tentare alcuna deviazione.

La conclusione è che sebbene esistano alcuni modi per controllare l'avanzamento di una colata lavica, questi sono limitati dall'altitudine delle bocche e dal tipo di alimentazione, nonchè dalla presenza di possibili aree in cui deviare la lava senza causare danni ingenti.

4.Quante persone sono state uccise dall'Etna? Top

Questa è una delle domande a cui si può rispondere più facilemte. L'Etna non è certamente un vulcano killer. Poche persone sono state uccise dalle eruzioni dell'Etna: uno studio dettagliato di tutte le fonti originali, descritte in un'altra pagina web, dimostrano che negli nella storia (dal 1500 dopo Cristo) ci sono state 73 morti collegate direttamente alle eruzioni dell'Etna. Questo numero così basso è dovuto principalmente al fatto che l'Etna è raramente un vulcano con eruzioni molto violente ed esplosive, e le sue colate laviche si muovono lentamente, consentendo alle persone di fuggire prima che che il fronte lavico raggiunga le loro case.

Tutti i casi di morti dull'Etna sono dovute al fatto che quelle persone si trovavano in aree dove non avrebbero dovuto essere in quel momento, come i nove turisti che furono uccisi nel settembre 1979 vicino la Bocca Nuova da una esplosione freatica di una bocca ben visibile. Quell'evento era stato preceduto da altre esplosioni analoghe nei giorni precedenti ed era una caratteristica dei crateri sommitali del vulcano in un periodo successivo ad una eruzione laterale. Un incidente simile (con 2 morti) avvenne nell'aprile del 1987 sul cartere di sudest e un altro al cratere di nordest il 2 agsoto 1929 quando due persone furono uccise pare da una esplosione freatica.

Il più grave incidente avvenne durante l'eruzione sul fianco occidentale dell'Etna nel 1843 quando 60 operai della forestale furono uccisi vicino Bronte da un'esplosione freatica causata quando la lava raggiunse un serbatoio d'acqua, causando un'improvvisa evaporazione ed una espansione esplosiva.Incidenti sono riportati da diverse fonti secondarie nel caso dell'eruzione del 1982 che distrusse Mascali; queste fonti riferiscono di 5 persone uccise, inclusa una giovane coppia colta nel sonno dalla lava che distrusse la loro casa.

Comunque, una ricerca nella letteratura e un'intervista con un testimone dell'eruzione di Duncan et al. (1996) afferma che non vi furono morti durante quell'eruzione a i riferimenti riguardo le morti derivavano da voci della stampa estera (A.M. Duncan, personal communication; Duncan et al. 1996).

Mascali fu evacuata prima della distruzione e i suoi abitanti trovarono ospitalità prevalentemente presso le case dei loro parenti. L'eruzione del 1928 era simile a quella del 1981 sul fianco nordoccidentale essendo caratterizzata da elevati livelli di emissione e avvenendo in aree solitamente non interessate dalle eruzioni laterali, ma l'avanzamento della lava ha sempre lasciato il tempo necessario non solo per l'evacuazione, ma affinchè la gente potesse mettere in salvo molti oggetti delle loro case.

Molto diffusa l'idea che oltre 20000 persone morirono durante l'eruzione del 1669 in cui la lava distrusse una parte di Catania. Questa notizia, riesumata durante l'eruzione dell'estate 2001, è infondata e molti riferimenti sono solitamente esagerati anche nella descrizione dei danni causati dall'eruzione del 1669 poichè la città non fu completamente distrutta dalla colata (Pagano 1992). E? chiaro come vi sia una qualche confusione tra la colata del 1669 e il devastante terremoto di 24 anni dopo che uccise due terzi degli abitanti della città e la rase quasi intermante al suolo, causando distruzione e morte in tutta la Sicilia sudorientale.

L'eruzione del 1669 non uccise a quanto pare nessuno, nè a Catania nè altrove. La colata emessa da un cratere vicino la città di Nicolosi sul fianco Sud raggiunse Catania un mese dopo l'inizio dell'eruzione. Chi può credere che i poveri residenti di Catania abbiano atteso un mese intero per essere uccisi dalla lava?

Quanto detto è però in netto contrasto con il numero di persone uccise dall'Etna in circostanze diverse negli anni recenti. Dal 1980 a oggi solo due persone sono state uccise dall'attività eruttiva, ma dal 1995 a oggi almeno 5 persone sono morte colpite da un fulmine o in altre circostanze. Questa tendenza sembra aumentare e purtroppo, maggiori saranno le persone che per incoscienza o stupidità moriranno o saranno ferite sul vulcano, maggiori saranno le restrizioni per l'accesso alle zone sommitali.

5.E' sicuro recarsi nelle zone sommitali? Top

La risposta è abbastanza semplice e drastica: NO, È DECISAMENTE PERICOLOSO SALIRE NELL'AREA SOMMITALE DELL'ETNA. Questo non solo quando i crateri sommitali sono in eruzione. L'Etna è una montagna sorprendentemente larga dove si può facilmente perdere l'orientamento, e la sua enormità crea un suo microclima. Anche quando ci sono condizioni meteo stabili e buone in Sicilia, l'Etna può essere coperta da fitte nubi che spesso producono temporali e acquazzoni. Dal 1999, 3 persone sono state fulminate nell'area sommitale dell'Etna. Nondimeno, molti si sentono attratti dalla frequente attività sommitale e partono, spesso soli, durante condizioni meteo instabili, e non ben equipaggiati per l'escursione. Oltre al rischio che si corre (perdersi durante un temporale e/o essere deriti da attività vulcaniche o da cadute), ci sono alcuni spiacevoli problemi con le assicurazioni che spesso non coprono eventuali incidenti che avvengono sulle vette dei vulcani.

Così oltre alle restrizioni di accesso ufficiali che devono essere gestite con la più grande diplomazia, si raccoamnda a chiunque intenda visitare l'Etna:

MAI recarsi da soli nell'area sommitale, MAI salire quando le condizioni meteo non siano totalmente stabili e MAI andare quando c'è un incremento visibile dell'attività eruttiva in uno o più crateri sommitali. Inoltre le persone con un'esperienza sufficiente da poter salire nell'aree vietate non dovrebbero farlo davanti a turisti o persone sprovvedute a cui le guide hanno detto di non recarsi oltre il limite diverse centinaia di metri sotto la zona sommitale.

E ricordate sempre quanto segue:

L'Etna è un vulcano attivo. Questo significa che ci possono essere bombe laviche che vengono sparate dai crateri sommitali e sostare nei dintorni può essere molto pericoloso. La gente che manca di esperienza reagisce sempre nel peggior modo, incrementando le probabilità di essere feriti, anche semplicemente cadendo in un luogo dove mettersi a correre non è la soluzione migliore. Anche quando in un certo momento non c'è attività eruttiva visibile, esiste sempre il rischio di un'improvvisa e violenta esplosione di un cratere (come quelle che uccisero 9 persone nel 1979 e due nel 1987). Nei mesi recenti l'attività è stata prevalentemente costituita da episodi parossistici, che sono avvenuti nel cratere di SE ad intervalli regolari. Questi episodi sono molto violenti e avvengono abbastanza improvvisamente. Ci sono state diverse occasioni in cui la zona circostante al rifugio di Torre del Filosofo è stata oggetto di una pioggia di bombe laviche incadescenti dal diametro di mezzo metro e più persone che stavano osservando l'attività da lì sono dovute fuggire per trovare un riparo da quella pioggia incandescente.

L'Etna ha una conformazione morfologica più compessa di ciò che può apparire guardandola da lontano. È molto facile perdere completamente l'orientamento quando le nuvole coprono la zona in cui ci si trova (accade anche alle persone che conosco la montagna molto bene) e ci sono aree in cui è necessario avere una buona visibilità (come il limite quasi verticale della Valle del Bove).

Così se si vuol visitare l'Etna, si devono consultare:

- le previsoni meteo locali (aiutandosi con le immagini satellitari che sono le più attendibili)
- contattare le guide dell'Etna
- comunicare a qualcuno la propria intenzione di salire e l'orario in cui si pensa di ritornare

Se possibile conviene portare con sé una bussola (anche se non indica sempre esattamente il nord a causa della magnetizzazione delle colate laviche). Un cellulare potrebbe essere molto prezioso in caso di emergenza, ma non tutta la montagna è coperta dalla rete GSM. Bisogna anche indossare degli indumenti adatti (inclusi scarponi da montagna), portare una torcia (con batterie cariche) e acqua e cibo sufficienti (il cioccolato è molto efficiente quando ci si sente stanchi).

Rispettando queste regole, una visita all'area sommitale dell'Etna (non oltrepassando le aree interdette) non è così pericoloso di una corsa in macchina in città.

Come ci si può recare nell'area sommitale? Se si ama il contatto con la natura e si è esperti montanari, si può salire sull'Etna da qualunque luogo si voglia, a proprio rischio. La sola strada di accesso per gli scalatori meno esperti alla zona più alta della montagna è quella del lato nord (Piano Provenzana). Da lì si può seguire la strada in terra battuta che arriva vicino i crateri sommitali e si può godere vista panoramica mozzafiato. La strada è lunga - circa 10 km - e copre un dislivello verticale di circa 1500 m. Prima di andare, provate a trovare più informazioni possibili riguardo lo stato dell'attività e le condizioni meteo all'Hotel Le Betulle, dove vengono organizzate le escursioni per l'Etna.

Se volete far prima ci sono due opzioni (prima erano tre):

  • La funivia sul lato sud non è più disponibile, poichè alcuni piloni sono stati parzialmente distrutti durante l'eruzione dell'estate 2001 e non sarà disponibile per diverso tempo.
  • I turisti possono prendere le jeep che partono dalla stazione della funivia vicino al Rifugio Sapienza (1950 m s.l.m circa). Per prendere le jeep si può raggiungere Nicolosi in macchina oppure usare l'autobus pubblico che parte dalla stazione dei treni ogni giorno alle 8 di mattina e arriva al rifugio Sapienza alle 9.30 circa. Le escursione guidate arrivano a quota 2500, vicino alla stazione piu' alta della funivia che è stata bruciata dalle colate di lava della fine di Luglio 2001. La società che gestisce le escursioni sul fianco sud è la S.I.T.A.S., che può essere contattata ai numeri di telefono presenti qui.
  • L'altra opzione è quella di utilizzare le jeep della S.T.A.R. sul lato nord dell'Etna. L'escursioni partono dall'hotel Le Betulle al Piano Provenzana arriva a quota 2800 vicino all'osservatorio vulcanologico di Pizzi Dineri. Il lato nord è anche il solo sul quale è possibile sciare durante l'inverno a causa delle colate che hanno distrutto gli impianti dell'estate 2001. La S.T.A.R. può essere contattata ai numeri di telefono presenti qui.

6.L'etna è uno stratovolcano o un vulcano a scudo? Top

Spesso gli studenti di tutto il mondo che devono svolgere compiti sull'Etna, pongono questa domanda. Dobbiamo ribadire ancora una volta che l'Etna è difficile classificare l'Etna in termini morfologici. L'Etna ha infatti caratteristiche sia degli strato-vulcani che di quelli a scudo.

Per i dettagli sulla morfologia dell'Etna vi suggeriamo di consultare questa pagina.

7.A che tipo di ambiente tettonico appartiene l'Etna? Top

Questa è un'altra domanda che viene posta spesso. Primo, da una risposta a una persona che ha richiesto informazioni sulla struttura tettonica del vulcanismo italiano:

"Il vulcanismo in Italia è generalmente dovuto alla collisione delle placche Acricana ed Eurasica. Comunque, pochi vulcani in Italia sono simili. I vulcani più a nord, in Lazio e Campania, tra i quali il Vesuvio, potrebbero essere in qualche maniera relativi alla subduzione, ma questo non è chiaro.

I vulcani delle isole Eolie, come Stromboli, Liparie Vulcano, sono legati almeno in parte alla subduzione crosta oceanica del mare Jonio sotto l'arco calabro, ma alcune caratteristiche del vulcanismo eolico non sono riconducibili a questo quadro.

L'Etna potrebbe invece essere prodotta da un hot spot, ma è anche da collegarsi alla complessa situazione tettonica della zona, con numerose faglie principali che intersecano il vulcano.

Infine ci sono i vulcani della Sicilia meridionale (Pantelleria e Linosa) che sono dovuti alla faglia continentale, come quella dell'Africa orientale".

Per maggiori informazioni sulla tettonica della zona etnea, vi rimandiamo a questa pagina.

8.Ci sono rischi che la parte sommitale dell'Etna possa esplodere, come il monte Sant'Elena? Top

Per dare una risposta a questa domanda (posta da uno studente americano) parleremo inizialmente dei tipi di attività osservati sull'Etna e a seguire daremo la risposta alla domanda.

L'attività tipica dell'Etna è di tutti i tipi ad eccezione di quella Pliniana, che è quella di tipo esplosivo più violenta, ed è caratteristica del Vesuvio. Il termine Pliniano deriva infatti dal nome dello storico romano Plinio il vecchio e da quello del nipote Plinio il giovane. Quest'ultimo è l'autore del famoso ed accurato resoconto della catastrofica eruzione del 79 D.C. che, infatti, fu violenta ed esplosiva e in onore dell'autore fu dato il nome pliniano a questo tipo di eruzione. L'Etna ha prodotto molto raramente questo tipo di eruzione e la più recente risale a 2000 anni fa.

L'attività più comunemente osservata sull'Etna è di tipo Stromboliano. Il termine deriva ovviamente dallo stromboli, dove l'attività è costituita da singoli getti di materiale incandescente che è un'eruzione esplosiva di tipo intermedio. Quando l'Etna è in un periodo di attività persistente (di lunga durata, pressochhè ininterrotta), i crateri sommitali producono attività stromboliana e questa è stata la principale caratteristica del cratere di Sud Est tra la fine del 1996 e il luglio 1998. Un'altra caratteristica dell'attività etnea in questi periodi è quella delle fuoriuscite di lava che non è una caratteristica dell'attività stromboliana (infatti lo Stromboli produce solo raramente colate di lava, maggiormente tra il 1985-6, nel 1993 e in maniera meno importante nel 1994. Poi ci sono le eruzioni più vigorose come quelle osservate al cratere di Sudest tra il settembre 1998 e il febbraio 1999, che non sono più stromboliane poichè le emissioni incandescenti si fondono in un getto continuo, similmente alle fonatne di lava dei vulcani delle Hawaii. Eruzioni come quella del 22 luglio 2001 che produsse una colonna rosa alta 10 km sono chiamate vulcaniane.

Come avrete capito, non è possibile applicare uno schema di classificazione troppo restrittivo all'Etna, poichè spesso diversi fenomeni si manifestano contemporaneamente.

Quanto può essere distruttiva l'Etna? E' possibile che l'Etna dia origine ad un'enorme eruzione piroclastica come quella del Monte Sant'Elena (USA) del 1980?

Eruzioni esplosive sull'Etna sono rare e solitamente limitate all'area sommitale. Comunque ad intervalli molto grandi, il vulcano produce alcune eruzioni esplosive più violente; ci fu una violenta eruzione circa 15-18 mila anni fa, e altre esplosioni importanti avvennero 5000 anni fa, e più recentemente nel 122 dopo Cristo, quando molti tetti di Catania crollarono sotto il peso delle ceneri vulcaniche (tephra). Per modificare il suo comportamento eruttivo da quello stromboloiano mediamente esplosivo e quello molto effusivo ad uno di tipo altamente esplosivo, qualcosa di drastico dovrebbe accadere nel sistema dei condotti (che è il percorso che porta il magma dal Mantello superiore ai crateri), come un blocco che duri a lungo che permetta al magma di cambiare chimicamente così da trasformare il tipo di eruzione in uno di tipo molto esplosivo. Questo non avviene al momento poichè il magma risale spesso e con poca difficolta sino ai crateri sommitali.

Dunque l'Etna non produce spesso eruzioni molto esplosive, come Sant'Elena o il Pinatubo. La peggiore cosa che potrebbe accadere sarebbe la fuoriuscita di magma da una frattura laterale molto bassa sul fianco dell'Etna in una delle zone densamente popolate intorno a Catania, ma la lava generalmente si muove lentamente e la gente ha non solo il tempo di mettersi in salvo ma anche di prendere da casa quelle cose che possono essere necessarie. Il rischio di un'eruzione del genere è molto basso (la più recente risale al 1669) ma non si può escludere a priori. Al momento, comunque, non ci sono segnali che un evento simile avvenga in un prossimo futuro.

9.I miei parenti che vivono vicino l'Etna sono in pericolo? Top

Molte persone, soprattutto americane, si preoccupano per i loro parenti (ad esempio il personale militare di stanza a Sigonella, 15 km a sud di Catania) che vivono vicino l'Etna quando apprendono notizie (spesso esagerate o contenenti informazioni distorte o errate) sulle eruzioni dell'Etna.

Non vi è alcun pericolo per la salute e la vita delle persone che vivono vicino l'Etna, anche in caso di eruzioni esplosive nelle zone sommitali. Il peggiore effetto in quel caso è la caduta di tephra (chiamata comunemente cenere, a causa del suo aspetto sabbioso, e piccoli frammenti di scorie porose) che possono disturbare il traffico e ricoprire le strade, gli edifici e le altre superfici.

Negli ultimi decenni, i posti più lontani raggiunti da tephra sono state la città di Siracusa, (80 km a sud dell'Etna), nell'agosto del 1979 e le isole Eolie più a Sud (100 km a nord dell'ETNA) nel gennaio 1990. Catania è stata ovviamente protagonista di questo fenomeno molte volte specialmente nel luglio 1998 e il 23 gennaio 1999.

Il più pericoloso fenomeno eruttivo (quello che produce il danno maggiore) sull'Etna è quello legato alle colate laviche. Queste sono state molto numerose e nel passato hanno ricoperto prevalentemente zone inabitate o terreni coltivati. Ma la zona di Sigonella è distante da quelle zone e il rischio è quasi nullo. Alcuni paesi etnei sono stati nel passato distrutti o danneggiati da colate, ma in ogni caso la lava dell'Etna è densa e si muove lentamente, lasciando alle persone il tempo di mettersi in fuga. Le colate di lava dell'Etna hanno ucciso solo raramente: l'unico caso documentato risale al 1843 quando vicino a Bronte 59 persone furono uccise mentre osservavano il fronte lavico a causa di una esplosione dovuta probabilmente al contatto tra la lava ed una cisterna d'acqua.

Nel caso di un'imminente eruzione laterale ci sarebbero dei segnali sismici premonitori o altri fenomeni che potrebbero aiutare ad individuare il luogo dell'eruzione. Una volta che l'evento è previsto, le autorità locali avrebbero il tempo di prendere tutte le misure necessarie per evacuare la popolazione delle aree minacciate se necessario.

In caso di un'imponente eruzione dell'Eta, non fidatevi troppo delle informazioni diffuse dai mass media. Contattate i vostri familiari direttamente o controllate questo sito per avere una visione più scientifica e razionale dell'evento.

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